specializzazioni medicina

Fismu e Cisl Medici intervengono a seguito dell’annuncio del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti che ha detto di voler aumentare le borse di specializzazione dei medici del 30 per cento in più di un anno fa. “Stiamo dimostrando con i fatti di essere dalla parte dei giovani e del Paese” ha detto.

Negativo il giudizio della Federazione Italiana Sindacale dei Medici Uniti. Per la segreteria nazionale si stratta diuna ipotesi, quella governativa, inadeguata che arriva dopo l’assemblea dello scorso fine settimana a Catania del movimento dei ‘camici grigi’ e la convocazione della manifestazione a Napoli dei ‘medici senza carriera’”.

“Una proposta insufficiente, – prosegue la nota -, intanto perché il problema della programmazione del fabbisogno di camici bianchi è più ampio e profondo ma anche perché elude, ancora una volta, il nodo irrisolto e strutturale di chi, da anni, vive in una grave e cronica situazione di ‘parcheggio’ e precariato. La questione centrale è certo la grave carenza di medici ma anche l’imbuto formativo che impedisce il ricambio generazionale”.

“Fismu quindi rilancia le proposte dell’assemblea di Catania dello scorso fine settimana organizzata dai ‘camici grigi’: la possibilità di creare percorsi formativi alternativi al corso in MMG e alle specializzazioni, permettendo di accedere al corso anche in sovrannumero con altri percorsi, quali ad esempio l’attività professionale svolta in convenzione in guardia medica o in medicina generale per un determinato periodo di tempo. Ma anche aprendo, di fatto, la formazione specialistica anche alle strutture non universitarie, sotto la responsabilità della programmazione dei fabbisogni e del core curriculum da parte delle università”.

Per il segretario Cisl Medici Biagio Papotto l’impegno del Ministro Bussetti “non risolve il problema dell’imbuto formativo e della mancanza degli specialisti da inserire nel SSN pubblico e del territorio. Bisognerebbe con l’aiuto delle Regioni, in particolare con quelle più ricche, che dovrebbero fare qualche sacrificio economico in più, arrivare ad incrementare le borse di studio a non meno di 11.000 annue”.

“Il MIUR con le Regioni poi, dovrebbe evidenziare una programmazione seria delle specialità mancanti nei territori – continua il Segretario della Cisl Medici – perché a volte è inutile formare specialisti se il giorno dopo non trovano il posto di lavoro. Converrebbe fare un’analisi dettagliata dei fabbisogni regione per regione, ed eventualmente aumentare le borse di studio dove si ha maggiore esigenza, in particolare relativamente all’emergenza-urgenza nei Pronto Soccorsi, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia, Ginecologia e Pediatria”.

“Inoltre – prosegue -, recuperare le borse di studio che non sono state utilizzate negli ultimi anni darebbe ulteriore respiro. Sarebbe opportuno che la formazione degli specializzandi coinvolgesse gli ospedali del territorio del SSN pubblico, in modo che la formazione di questi medici specialisti fosse già pronta e formata dentro quegli ospedali dei territori dove saranno assunti. Altra discussione è la programmazione per l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia. Bisognerebbe rivedere il numero chiuso, aumentarlo, con un nuovo percorso di selezione”.